Archeotrekking nel Finalese: Itinerari da Calvisio Vecchio

Quando il sentiero diventa museo a cielo aperto e ogni pietra racconta millenni di presenza umana

L’Archeotrekking nel Finalese non è una semplice escursione. È un’immersione in un paesaggio dove la natura e la storia si sono fuse in modo così profondo da risultare ormai inscindibili. Qui ogni sentiero è stato calpestato per millenni — da pastori preistorici, mercanti romani, mulattieri medievali, contadini dell’entroterra — e porta ancora su di sé le tracce di tutti questi passaggi. Le pareti rocciose che si aprono lungo i percorsi custodiscono grotte abitate fin dal Paleolitico; le lastre di pietra che affiorano tra la vegetazione conservano incisioni la cui origine si perde nella notte dei tempi; i muri a secco che costeggiano i cammini sono gli stessi che sostenevano le coltivazioni di grano e ceci ancora pochi decenni fa.

Il borgo di Calvisio Vecchio — Lacremà — funge da nodo centrale per questi percorsi. Non è un punto di partenza casuale: l’insediamento sorge in una posizione strategica, al crocevia tra la valle dello Sciusa e l’altopiano delle Manie, lungo direttrici di transito antichissime che collegavano la costa all’entroterra. I sentieri che si dipartono dal borgo si snodano tra antiche mulattiere e pareti rocciose, integrandosi perfettamente con l’architettura del villaggio — tanto che il confine tra percorso e abitato, tra sentiero e spazio costruito, risulta spesso impossibile da tracciare. Si esce da un passaggio voltato e ci si trova già nel bosco; si risale una mulattiera e improvvisamente si è dentro il borgo.

I principali itinerari da Lacremà

Tre direttrici verso l’altopiano, tre modi diversi di attraversare il paesaggio e la storia del Finalese

Dall’antico borgo si dipartono tre itinerari principali che permettono di esplorare i siti archeologici più suggestivi della zona. Ciascuno ha un carattere proprio — per lunghezza, difficoltà e tipo di paesaggio attraversato — ma tutti convergono verso l’altopiano sovrastante, dove si concentrano le testimonianze più antiche e misteriose del comprensorio.

Il Sentiero delle Strie

È il percorso più breve e diretto per raggiungere l’altopiano di Camporotondo. Il sentiero risale il versante con decisione, attraversando la zona denominata “Strie” — le streghe — legata a un’antica leggenda locale che voleva questo tratto di bosco frequentato da presenze inquietanti nelle notti di luna piena. Al di là del fascino della tradizione popolare, il toponimo testimonia la percezione di sacralità e mistero che queste alture hanno sempre esercitato sugli abitanti della valle. Prima di raggiungere l’altopiano, il sentiero offre una spettacolare piattaforma naturale protesa sulla valle — un balcone di roccia dal quale lo sguardo abbraccia l’intera piana di Finale, il mare e, nelle giornate più limpide, il profilo lontano della Corsica.

Il Sentiero di Bric Reseghe

Un itinerario più lungo e articolato che costeggia il crinale della valle fino alla sommità del Bric Reseghe, per poi addentrarsi nel bosco verso l’altopiano. Il percorso segue la linea displuviale — la stessa che ha determinato nei secoli la formazione dei sentieri di crinale, i più antichi della Liguria — e offre scorci panoramici che si aprono alternativamente sulla valle dello Sciusa e sulla costa. La sommità del Bric è un luogo di grande interesse archeologico: qui sono state rinvenute le tracce di un insediamento difeso risalente all’Età del Bronzo, in posizione dominante e strategica rispetto a tutto il territorio circostante.

Il Sentiero per Casa del Vacchè

Questo percorso aggira le pendici del Monte Tolla ed entra nella Valle del Vacchè, un anfiteatro naturale un tempo interamente coltivato a cereali e fichi, con terrazzamenti che risalivano i fianchi della valle fino a quote sorprendenti. È un itinerario che attraversa un paesaggio di grande suggestione: le pareti rocciose che delimitano la valle sono costellate di numerosi antri e grotte, cavità naturali che l’uomo ha frequentato e utilizzato in tempi remotissimi. Tra queste spicca la stessa Casa del Vacchè — un imponente antro ricavato nella roccia, profondo e protetto, che conserva tracce di frequentazione antica e che colpisce il visitatore per le sue dimensioni e per l’atmosfera di silenzio assoluto che lo avvolge.

Luoghi di interesse archeologico e mistero

L’altopiano sopra Calvisio Vecchio custodisce siti di inestimabile valore, caratterizzati da un’atmosfera sospesa tra preistoria e leggenda

L’altopiano che sovrasta Calvisio Vecchio è un luogo dove il tempo sembra essersi fermato. Le distese erbose, interrotte qua e là da affioramenti rocciosi e macchie di leccio, nascondono testimonianze che risalgono al Neolitico e forse oltre. È un paesaggio aperto, ventoso, silenzioso — profondamente diverso dalla valle sottostante — dove la percezione di trovarsi in un luogo carico di significati antichissimi si impone con una forza quasi fisica.

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Il Recinto Megalitico di Camporotondo

Al centro dell’altopiano si trova il sito più enigmatico dell’intero comprensorio: il Recinto Megalitico di Camporotondo, un’ampia struttura circolare di oltre centocinquanta metri di diametro, delimitata da lastroni triangolari di Pietra di Finale infissi verticalmente nel terreno. La sua funzione originaria è ancora oggetto di studio e dibattito tra gli archeologi. L’ipotesi più accreditata — formulata dagli studiosi del Museo Archeologico del Finale — è che si trattasse di un luogo di scambi commerciali tra le diverse popolazioni preistoriche del comprensorio: un punto d’incontro neutrale, segnalato e delimitato in modo inequivocabile, dove le comunità della costa e quelle dell’entroterra potevano commerciare i propri prodotti. Il nome stesso del luogo — Camporotondo — sembra conservare la memoria di questa forma circolare, tramandata nei secoli dalla toponomastica popolare ben prima che gli archeologi ne riscoprissero il significato.

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I Ciappi: le pietre incise del Neolitico

Tra le testimonianze più affascinanti e misteriose dell’altopiano vi sono i Ciappi — il Ciappo dei Ceci e il Ciappo delle Conche — enormi lastre di Pietra di Finale che affiorano orizzontalmente dal terreno e che presentano sulla loro superficie incisioni rupestri di epoca neolitica. Le lastre sono caratterizzate da vaschette scavate nella pietra — le conche — collegate tra loro da piccoli canaletti incisi con evidente intenzionalità. Il significato di queste incisioni rimane ancora oggi di difficile interpretazione: si è ipotizzato che potessero avere funzione rituale, legata al culto delle acque o a pratiche cerimoniali connesse con i cicli agricoli, ma nessuna spiegazione è stata finora accettata in modo definitivo. I Ciappi restano uno dei grandi misteri archeologici del Finalese — testimonianze mute di un mondo che ci ha lasciato i suoi segni sulla pietra senza lasciarci le parole per decifrarli.

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L'insediamento dell'Età del Bronzo al Bric Reseghe

Sulla sommità del Bric Reseghe, in posizione dominante sull’intera valle dello Sciusa e sulla piana costiera, sono state rinvenute le tracce di un antico insediamento difeso risalente all’Età del Bronzo. La scelta del sito non è casuale: la posizione elevata garantiva un controllo visivo su tutto il territorio circostante e rendeva l’insediamento facilmente difendibile. I materiali rinvenuti durante le campagne di scavo testimoniano una comunità stabile, organizzata, capace di sfruttare le risorse del territorio e di inserirsi nelle reti di scambio che collegavano la costa ligure con le regioni interne della Pianura Padana.

Sulle orme dei mercanti: la Via del Sale e le Strade Romere

Molti dei sentieri percorsi oggi ricalcano antiche rotte commerciali che per secoli hanno collegato il mare all’entroterra

Camminare lungo questi itinerari significa percorrere le stesse vie che per millenni hanno garantito il collegamento tra la costa e il Piemonte. Molti dei sentieri odierni ricalcano esattamente le antiche rotte commerciali, e spesso è possibile riconoscere — nella larghezza del tracciato, nella presenza di muri laterali, nella lavorazione del fondo — i segni delle diverse epoche che si sono sovrapposte sullo stesso percorso.

La più nota è la Via del Sale, la grande direttrice che nel Seicento collegava il Marchesato del Finale al Piemonte sabaudo attraverso i valichi appenninici. Il sale — prodotto nelle saline costiere di Finale — era una merce preziosissima, e il suo trasporto verso l’interno rappresentava uno dei traffici commerciali più importanti dell’intera Liguria di Ponente. I muli carichi di sale risalivano queste stesse valli, sostando nei borghi lungo il percorso, e ridiscendevano carichi di prodotti dell’entroterra.

Ma prima della Via del Sale esistevano le cosiddette “strade romere” — i percorsi medievali che i pellegrini e i mercanti utilizzavano per attraversare il territorio — che a loro volta spesso sovrascrivevano tracciati ancora più antichi, di epoca romana o preromana. È una stratificazione che racconta come il territorio del Finalese sia stato attraversato e percorso senza soluzione di continuità per millenni, e come certi passaggi obbligati — determinati dalla morfologia delle valli e dei crinali — siano rimasti invariati nel corso dei secoli, indipendentemente dalle civiltà che li hanno utilizzati.

Le escursioni guidate

Un patrimonio accessibile grazie alla collaborazione tra il Museo Archeologico del Finale e il MUDIF

Le escursioni di archeotrekking sono realizzate dal Museo Archeologico del Finale in collaborazione con il MUDIF — Museo Diffuso del Finale, l’istituzione che promuove la conoscenza e la valorizzazione del patrimonio storico, archeologico e paesaggistico diffuso sul territorio. Le visite guidate, condotte da archeologi e guide specializzate, offrono la possibilità di leggere il paesaggio con occhi diversi — riconoscendo nei segni del territorio le tracce delle diverse civiltà che lo hanno abitato e attraversato. Spesso le escursioni includono aperture straordinarie di siti e aree solitamente chiuse al pubblico, permettendo di accedere a luoghi altrimenti inaccessibili e di osservare da vicino testimonianze che da millenni attendono, silenziose, di essere raccontate.